Italia 4° paese al mondo per il solare, ma patrimonio edilizio troppo energivoro - La tua casa in legno

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30 Dicembre 2015
Categoria
Case in legno
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Sfatiamo un po’ di miti: lo smog non è colpa solo delle auto, la soluzione non è chiudere le città al traffico per mezza giornata, il vento non cancella lo smog, ma lo sposta. Non tutto è negativo, però.
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L’Italia è il 4° paese al mondo per i pannelli solari, più degli USA (ma la Germania ci doppia…), ma abbiamo anche un patrimonio edilizio vetusto ed energivoro.
Come ci ricorda l’inventore del concetto di Casaclima, Norbert Lantschner, “Nel 2011, il 40% della bolletta energetica riguardava il residenziale”. La soluzione? Risanare l’edilizia esistente, che è di bassa qualità e richiede una notevole mole di energia per rendere abitabili le nostre case.
Una soluzione non più rinviabile, e non solo per risparmiare tanti soldi in bolletta. Si pensi che “l’edilizia degli anni ’40, ’50 e ’60 non è antisismica, è stata costruita nell’emergenza e senza garanzie di stabilità. Le prime leggi severe sull’edilizia antisismica, infatti, risalgono agli inizi degli anni ’70. Il cemento armato non dura in eterno, quindi, dopo 25-30 anni la resistenza si riduce progressivamente. Personalmente – ricorda Aldo Loris Rossi, ordinario di progettazione architettonica ed ambientale alla università Federico II di Napoli – ho assistito alla demolizione di edilizia post-bellica degli anni ’40 e ’50 e ho notato che dentro il cemento non c’era più il ferro”. In pratica il cemento non era più armato, ma ‘disarmato’.
Inutile dire che questo grande tema non riguarda solo le attuali case popolari, ma anche quelle che lo furono, che oggi magari costituiscono determinati quartieri residenziali, dove i vecchi inquilini magari hanno riscattato la proprietà e così via.
E’ un tema che riguarda tutti, non solo chi non ha i soldi per pagare l’affitto.
La cosa bella è che in tutto il mondo si demoliscono e si ricostruiscono interi quartieri. E in tutto il mondo si costruiscono residenze autosufficienti energeticamente. Perchè non la ricerca, ma il mercato – cioè la realtà concreta- offre già tutte le soluzioni, tutto il know-how e tutta l’esperienza necessaria.

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