Terremoto, le zone del Lazio a rischio: dai quartieri di Roma alla provincia di Latina - La tua casa in legno

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7 Settembre 2016
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Case in legno
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Da San Basilio all’Eur, passando per Tiburtino, Prenestino, Collatino, Tuscolano, il municipio delle «Torri», Ostiense e Laurentino. È questa la porzione di Roma sismicamente più pericolosa. L’area est e sud-est della città è stata classificata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia come zona sismica 2, in una scala da 1 a 4, nella quale la zona 1 è intesa come quella in cui c’è il rischio che si verifichi un terremoto di maggiore intensità. «Il territorio del Comune di Roma – si legge nella relazione tecnica sulla nuova classificazione sismica del Lazio – è interessato da valori di accelerazione di gravità estremamente differenti fra la zona costiera (Ostia) e le zone prossimali ai Colli Albani o ai Monti Tiburtini e Prenestini. Tali valori presentano una variabilità sostanziale, passando da 0,075 a 0,200, che si tramuta in valori di possibile intensità del terremoto molto diversa fra le due zone. Anche lo studio Enea ha evidenziato che il territorio di Roma Capitale deve essere necessariamente trattato, dal punto di vista sismico, in modo difforme nelle diverse sue zone geografiche (zona costiera, centro città e piana del Tevere, area prossimale ai Colli Albani e ai Monti Tiburtini e Prenestini) e deve prevedere diversi valori spettrali per chi dovrà costruire nella zona di Ostia o a La Storta, piuttosto che nei municipi vicini ai Colli Albani».
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Mentre i Comuni della provincia di Latina sono a basso rischio sismico: diciannove comuni pontini, tra cui Latina, sono classificati in fascia 3A, ovvero con una pericolosità sismica bassa; undici sono in 3B, che comporta un rischio ancor più basso. Solo tre, cioè Aprilia, Roccamassima e Cori, sono in categoria 2, dove, cioè, possano verificarsi terremoti anche abbastanza forti. Una situazione che dovrebbe far dormire sogni tranquilli ai pontini, senza, però, mai abbassare la guardia. “Altrettanto vero – spiega il geologo Massimo Amodio, affermato professionista pontino da decenni in prima linea sul fronte della prevenzione e pianificazione antisismica – è che la normativa è in continua evoluzione: la riclassificazione attuale è del 2004, le direttive sulla pianificazione del rischio di base e la susseguente divisione geografica in Unità Amministrative Sismiche, datano 2009. Entro il 2010/2011, poi, i Comuni avrebbero dovuto dotarsi di studi di microzonizzazione sismica. Non tutti hanno provveduto”. Infatti da quanto si legge sul sito della Regione Lazio, i comuni di Bassiano, Cisterna, Gaeta, Lenola, Maenza, Prossedi, Roccagorga, Ponza, Sonnino e Ventotene non hanno ancora provveduto allo studio o non hanno pubblicato i risultati. Il problema, poi, sono gli immobili: “Purtroppo – aggiunge il geologo – la relativa tranquillità ha prodotto intere generazioni di amministratori pubblici poco o per nulla sensibili al problema, e lo standard minimo (della sicurezza degli edifici) è ancora lontano dall’essere raggiunto”.

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