La storia di Dafne e della sua casa Rubner costruita ad Amatrice a inizio degli anni '80 - La tua casa in legno

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18 Dicembre 2017
Categoria
Case in legno
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Continuavano a sorgere le stelle oltre la linea nera dell’orizzonte delle montagne quando ho spalancato la porta di casa e sono uscita all’aperto, intorno a me una nuvola di polvere…

Quando soffia il vento, la nostra piccola casetta di legno scricchiola e nella notte trema, ma so che regge, che non crolla. Sono le 3.35 quando la casa inizia a scricchiolare. Penso al vento, la sento tremare… mi ripeto nel sonno che è il vento… Continua a tremare e sento vetri che si rompono.

Casa_Rubner_Amatrice

Siddharta strilla dalla camera vicina: “Mamma!!! Che è?!! Che succede?!?!!” Capisco che è il terremoto e gli strillo di restare a letto finche non si ferma. La casa è antisismica e so che il posto più sicuro in questo momento è il letto. Si ferma. Sento la voce di mio cognato che raccomanda di non girare scalzi. Ci alziamo tutti, nel buio, per terra vino e vetri rotti, libri e giochi in scatola sparpagliati…
Apro la porta, fuori la notte e nel buio le voci, gli strilli che vengono dalla piazza e dalle case accanto. Le stelle continuano a girare nel cielo di agosto, seguendo quello che da sempre è il loro cammino…

Casa Rubner Amatrice 2

Passano le ore, i bambini giocano sul divano, dopotutto è una notte diversa e per loro dopo la paura si trasforma tutto in un’avventura! Noi non sappiamo nulla, siamo isolati, fuori è buio. “Chissà dov’è l’epicentro?…” E penso all’ospedale di Rieti, dove fino a pochi giorni fa era ricoverato mio padre attaccato all’ossigeno, penso ai suoi compagni di stanza e di reparto, al loro panico e alla solitudine. Immagino lì l’epicentro… Ma non è così…

Nelle continue scosse dello sciame sismico mia sorella legge favole alla luce della torcia mentre otto occhi di bambini seguono le ombre e ogni tanto si chiudono stanchi. Arriva l’alba, grigia di polvere, a mostrarci l’immagine della casa accanto che non ha più il tetto… Salgo nella piazzetta di Cascello e ogni passo lungo la salita è un passo di consapevolezza del disastro… Sono tutti per strada, niente è più come prima, niente tornerà come prima.

Casa Rubner Amatrice 3

Mia sorella e mio cognato prendono i bambini, caricano la macchina e se ne vanno. Io sento che non posso farlo, non riesco a farlo. Non posso lasciare così la mia terra e la mia gente. Ma l’acqua della fontana è diventata marrone di terra e chi può andarsene deve farlo, continuano a ripeterci quelli della protezione civile.

Sono tornata a Roma… con il sapore di polvere ancora tra i denti e la testa frastornata.
Sono tornata perché così dovevo fare, perché ho dovuto accettare l’impotenza e chiudere la porta di casa alle mie spalle.
Sono tornata portando a Roma i bambini e mia madre con lo sguardo perso… Nelle orecchie le tante voci, i lamenti “La casa non c’è più… Amatrice non c’è più… “ le immagini di persone conosciute, nonne di amichetti dei miei figli con le coperte sulle spalle che vagano tra le macerie, uomini con la voce tremante e le lacrime agli occhi che contano i morti…
Sono tornata in una lunga coda tra le ambulanze, sopra la mia testa gli elicotteri, nelle mie gambe ancora i brividi…

Apro il web, sono di nuovo collegata col mondo e vedo messaggi per donazioni, numeri… Tutto mi sembra non avere senso… Penso a L’Aquila, a tutto il movimento mediatico che ha preceduto il silenzio. No, sta volta non sarà così. Amatrice tornerà a vivere. Scelgo di crederci. Per questo vi chiedo di non lasciarvi travolgere dall’onda emotiva mediatica e di trascrivere sulla vostra agenda la data del vostro aiuto tra qualche mese, forse anche tra un anno, quando nessuno ne parlerà più…

Dafne Crocella, 25 Agosto 2016

 

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