Le foreste? Vanno gestite. Ecco quali alberi vengono tagliati per costruire case - La tua casa in legno

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7 settembre 2018
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Nella sola zona del Brennero, sono 65.000 gli ettari di foreste. La legge Serperi del ’23 stabilisce i limiti di taglio in base al criterio della difesa idrogeologica. Dal 1700 tutto si basa sul concetto di “durevolezza” coniato dall’imprenditore tedesco Hans Karl von Carlovitz che nel suo Trattato di Silvicoltura poneva come limite al taglio, e alla rimuneratività, proprio il criterio del Tempo. Sovrano assoluto, grande scultore. Col tempo i boschi si ricreano, l’humus che agisce sul soprasuolo e i terreni che divengono fertili per la nuova vita, nuove piante. Tronchi anneriti che diventano nidi per uccelli, topi, materia organica per i funghi che impastano, muffe dalle quali tutto riparte. Nulla si crea nulla si distrugge, Lavoisier. La durevolezza continua Girardi: «Qui da noi in Alto Adige i boschi sono antropizzati, tagliamo affinché ci sia un rinnovo automatico, dopo aver fatto i rilievi dendrometrici (che stabiliscono l’età degli alberi ndr), la foresta è un organismo e qui abbiamo lo stesso clima della Scandinavia, la stessa fauna persino: galli cedroni, pernici bianche, il francolino». Specie rare, che sui rami nidificano, tra i monti e il legno che in 30 anni, se non venisse curato, ricoprirebbe tutto.

La Natura e il suo ritmo efficace: «Con la Carta sinottica forestale mappiamo l’area. Capiamo quali sono gli alberi a novelleto, giovani alti un metro che non vanno tagliati; quali invece sono perticaia, esemplari di 40 anni; quali gli adulti, 80 anni e un diametro da 35 cm per un’altezza di circa 25 metri, fino agli alberi maturi con anche 250-300 anni pronti per il taglio». Boschi ragionati. Mappati. Ogni zona rilevata sulla mappa con un colore diverso. Certo occorrerebbe che il taglio avvenisse come in Italia, dove abbiamo valori di conservazione: «Mentre invece in Polonia, Romania, spesso si taglia a raso per soli motivi economici, senza pensare al bene delle foreste. È il capitalismo, ma magari possiamo fare qualcosa decidendo cosa acquistare». È dalle foreste, infatti, che si sceglie il legname per le costruzioni: «Il lamellare esiste da 100 anni – chiude Girardi – ma in Italia lo conosciamo dagli anni Settanta».

Fonte: “La Stampa”

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