L'architettura dopo il Coronavirus: spazi e sostenibilità - La tua casa in legno

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21 Giugno 2020
Categoria
Case in legno
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L’attuale emergenza causata dal nuovo Coronavirus (COVID19) ha stravolto l’intero pianeta e ha reso necessario un cambiamento sostanziale del nostro stile di vita, delle abitudini quotidiane e il ripensamento degli spazi in cui viviamo.

Abitare dopo il Coronavirus

Tutte le città stanno necessariamente affrontando i cambiamenti che la crisi ha portato e le comunità si misurano con la propria resilienza, con una nuova capacità di resistere a questo improvviso cambiamento.

La città disegnata per la società dei consumi, con le sue numerose contraddizioni sociali e ambientali, si sta ridimensionando secondo una visione più essenziale.

Il rischio di una nuova emergenza ha poi profondamente cambiato il modo di vivere la socialità comune delle persone ed è in atto un cambiamento radicale dell’architettura che non è più quella che era ieri.

L’architettura è alla ricercare di un nuovo metodo per rispondere alle necessità della collettività secondo il paradigma della sostenibilità ambientale, sociale e soprattutto economica.

L’ architettura in età post-pandemica, sia pubblica che privata, potrà essere incisiva se avrà la capacità di attuare con tempestività le trasformazioni richieste dal cambiamento.

Nei tempi recenti sono stati ben pochi gli interventi di architettura che hanno saputo affrontare la sfida della rigenerazione urbana del patrimonio esistente, sebbene siano stati numerosi i fenomeni climatici che hanno messo a dura prova i nostri territori.

La “questione ambientale”, che è sempre stata vista in contrapposizione con lo sviluppo economico non è stata affrontata tenendo conto dell’uomo, in quanto espressione della natura, e non abbiamo cercato di stringere una relazione più stretta con essa.

L’architettura del presente costituisce una cerniera tra dimensione umano e paesaggio urbano, ed è alla ricerca del cambiamento anche grazie all’uso delle tecnologie digitali e industriali, e attraverso il lavorando sugli approcci comportamentali, sui codici e i linguaggi funzionali.

L’architettura della crisi facendo ricorso alle sue capacità creative e innovativeripensa lo spazio domestico e lo rende polifunzionale ,anche fuori dalla dimensione privata, all’interno di una dimensione micro-pubblica come quella del condominio, e soddisfa la domanda di vivere in comune con solidarietà .

L’architettura dell’emergenza ripensa lo sviluppo della città, le tipologie edilizie, i luoghi dove viviamo riportando ad una dimensione più contenuta gli edifici , ricorrendo sempre più a modelli tipologici essenziali.

Alessandro Ridolfi >>> Articolo completo su Vaglio Magazine

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